Don Euro

Con la nostra serie Cruxials, noi del collettivo FAC (Fronte Acciaio Cromato) abbiamo volutamente creato un'opera che provoca e supera i confini. Il nostro obiettivo è quello di mettere in luce le contraddizioni sociali, l'ipocrisia e le profondità nascoste che troppo spesso ignoriamo.

La scelta di Luca Morini, noto in Italia come “Don Euro”, come protagonista della nostra opera simboleggia le tensioni tra potere, religione e moralità che attraversano molte istituzioni moderne. Siamo stati in contatto con Mangiacapra, che ha portato alla luce questo scandalo, ha commentato il nostro lavoro e ci ha sostenuto.

Don Euro, noto per la facilità con cui spendeva il denaro sottratto ai fedeli in feste, cene di lusso, vacanze e relazioni sessuali nonostante fosse un sacerdote, deve rispondere davanti alla procura apuana di accuse di estorsione, autoriciclaggio, detenzione e spaccio di droga e sostituzione di persona. Tutto questo è stato denunciato anche da un ventottenne napoletano, studente di giurisprudenza dai capelli biondi, occhi azzurri, fisico scolpito, che lavora come escort. Quando Mangiacapra raccontò come aveva conosciuto Morini e descrisse i loro incontri, fu più volte interrotto dal giudice Ermanno De Mattia a causa dei dettagli crudi e scioccanti emersi in aula.

Corriere della Sera

Per noi la croce è molto più di un simbolo religioso: è un palcoscenico sul quale si manifestano le debolezze e i fallimenti della natura umana. La raffigurazione di Don Euro sulla croce non vuole attaccarlo come individuo, ma mettere in evidenza il ruolo delle istituzioni che generano figure come lui e poi le lasciano cadere. La società, che condanna queste persone e le usa come capri espiatori, spesso dimentica che è il sistema stesso a continuare a produrre questi “Don Euro”.

La nostra opera vuole sfidare lo spettatore a riflettere sulle strutture di potere all’interno della Chiesa e oltre. Perché gli individui vengono messi sotto i riflettori e condannati, mentre i meccanismi che li hanno creati continuano a esistere? La nostra arte vuole porre queste domande ad alta voce, esplorando confini che altri potrebbero non osare attraversare.

Con Cruxials affrontiamo anche il fascino della società contemporanea per la sensazione e lo scandalo. L’atto della crocifissione diventa qui una dichiarazione su quanto facilmente qualcuno venga demonizzato per distogliere l’attenzione da altri problemi. Per noi Don Euro diventa il simbolo di una società che preferisce giudicare le cattive condotte individuali piuttosto che interrogarsi sulle cause sistemiche. Quanti “Don Euro” esistono là fuori? E quanti casi simili restano nascosti perché non si adattano alla narrazione mediatica dell’indignazione?

La decisione di esporre le statuette di Don Euro e di altri personaggi “crocifissi” non solo nelle gallerie ma anche in luoghi quotidiani come i pub è stata deliberata. L’arte dovrebbe stare dove sono le persone, stimolando la riflessione senza apparire elitista o irraggiungibile. Fissare il prezzo di ogni statuetta a 800 euro rende l’opera accessibile e le conferisce una presenza concreta che ne amplifica l’impatto. Vogliamo che la nostra arte accompagni le persone nella loro vita quotidiana, offrendo uno specchio che le incoraggi a mettere in discussione le proprie convinzioni e le istituzioni che le circondano.

Con il nostro lavoro vogliamo che l’arte sia intesa non solo come un oggetto bello, ma come uno strumento di provocazione, dibattito e riflessione. Ci vediamo come un collettivo libero dai vincoli del “politicamente corretto”, un trio che sfida deliberatamente e creativamente le aspettative della società. L’arte dovrebbe disturbare, scuotere e scioccare. In un mondo fortemente plasmato dai social media e dai giudizi rapidi, vediamo come nostro dovere creare uno spazio per una riflessione e un coinvolgimento più profondi. Cruxials.

Il nostro approccio nel rappresentare l’ex sacerdote Luca Morini di Caniparola [Massa], alias “Don Euro”, sottolinea l’urgenza del nostro messaggio: Morini è noto in Italia per la sua cattiva condotta, che rivela un lato oscuro delle istituzioni religiose. Il “prete” colpevole di aver sottratto fondi per finanziare una vita di lusso e piacere rappresenta il lato oscuro di sistemi che la società considera spesso un sostegno morale. Lo mettiamo in scena sulla croce (simbolo di sofferenza e redenzione) per mettere a nudo l’ipocrisia e il decadimento dei valori etici all’interno della Chiesa. La crocifissione diventa così un memoriale ironico contro l’autogiustificazione del potere e della moralità.

Dal nostro punto di vista, utilizzare un simbolo così significativo come la croce è un gesto provocatorio e potente di smascheramento. L’installazione ci costringe a interrogare il ruolo delle istituzioni religiose e dei loro rappresentanti, invece di accettarli acriticamente come autorità morali. Abbiamo usato la croce non come semplice provocazione ma come piattaforma per sollevare questioni sociali: fino a che punto noi, come società, contribuiamo alla creazione di figure come questa? Questi “Don Euro” sono casi isolati o riflettono un problema strutturale?

Il lavoro del FAC, tuttavia, va oltre la semplice critica alla religione. Con la nostra installazione affrontiamo il bisogno della società di trovare capri espiatori e colpevoli. Il curatore Marco Pedri spiega che la crocifissione di Morini è un approccio “ideologico e sociale”, che mostra quanto sia facile demonizzare un individuo ignorando il problema strutturale più ampio. L’opera incoraggia l’auto-riflessione: quante volte condanniamo singoli “colpevoli” senza mettere in discussione i meccanismi sottostanti?

Come collettivo artistico impegnato anche nell’esplorare il potere dei media e dell’opinione pubblica contemporanea, siamo ispirati dall’affrontare questioni sociali e morali attuali. Usiamo la croce non solo come provocazione ma come veicolo per rivelare strati della società che spesso rimangono inesaminati. Questo approccio sfaccettato ci affascina perché sfuma i confini tra arte e dichiarazione politica, sottolineando il ruolo dell’artista come provocatore e pensatore.

In un’epoca in cui diventiamo rapidamente giudici delle figure pubbliche attraverso le piattaforme digitali, apriamo uno spazio per una riflessione più profonda sulla condanna, la colpa e la responsabilità sociale. L’opera invita a fermarsi e a chiedersi se la nostra prontezza nel giudicare non nasconda spesso altri problemi più profondi.

Infine, va detto che con la serie Cruxials il FAC cerca di rivitalizzare l’arte come mezzo di illuminazione e critica, offrendo un contributo importante all’arte contemporanea socialmente critica. Le nostre opere non sono solo provocazione, ma anche un invito alla società a prendere coscienza delle proprie responsabilità e ad avere il coraggio di guardare sotto la superficie. Don Euro è stato ed è presentato al pubblico in vari luoghi.

Carrara 2021

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