Più seguivamo la comunicazione pubblica intorno al progetto, più cresceva in noi l’impressione che il vero ponte non fosse più fatto di acciaio e cemento. Sembrava invece composto da apparizioni televisive, conferenze stampa, eventi elettorali, post sui social media e promesse politiche. Il ponte esisteva già molto prima di essere costruito. Esisteva come immagine. Esisteva come narrazione. Esisteva come proprietà politica. E soprattutto esisteva incarnato personalmente da Matteo Salvini.
Proprio in questo punto nacque IoPonte.
L’opera fu originariamente sviluppata come installazione pop-up e presentata presso la galleria Butin8 ART Open Space. Lo spazio espositivo non era stato scelto a caso. Il lungo passaggio funzionava già come metafora spaziale di un collegamento tra due punti. Italy meets Sicily. Mentre i visitatori selezionati attraversavano il tunnel, si muovevano contemporaneamente attraverso un intreccio di mainstream suburbano, tag, scarabocchi e affermazioni politiche che si rafforzavano, si contraddicevano e si commentavano a vicenda.

Una volta definita l’idea di base, abbiamo iniziato a porci una domanda che accompagna molte delle nostre opere: come si rappresenta un meccanismo politico senza limitarsi a realizzarne una semplice illustrazione?



Non avevamo alcuna voglia di produrre l’ennesimo manifesto politico. Internet ne è già pieno. Ogni giorno vi vengono pubblicati milioni di opinioni, commenti, indignazioni e controindignazioni. Dopo poche ore vengono dimenticati e sostituiti dall’onda successiva.



Ci interessava qualcosa di più duraturo.

Volevamo rendere visibile il funzionamento delle immagini politiche e capire perché alcune figure sembrino sopravvivere a qualsiasi discussione. Non importa cosa accada, non importa quale argomento domini le prime pagine, alcune persone riescono sempre a riportare se stesse al centro della narrazione. Non è una questione di ideologie. È una questione di attenzione.
Per questo abbiamo deciso di non rappresentare Salvini come politico, ma come materiale. Questo può sembrare inizialmente irrispettoso, ma era esattamente la nostra intenzione.



Da decenni i politici utilizzano immagini, simboli ed emozioni come materiale. Perché l’arte non dovrebbe fare lo stesso?
Nei nostri banner Salvini diventa quindi parte di una costruzione. Non appare come un essere umano dotato di caratteristiche individuali, ma come un elemento costitutivo di un sistema. I suoi volti diventano pilastri, elementi portanti, componenti di un’architettura che senza una visibilità permanente collasserebbe su se stessa. Il suo personalissimo ponte verso la bella terra!


Mentre lavoravamo ai bozzetti, ci siamo ritrovati più volte a ridere. Non perché l’argomento fosse divertente, ma perché la realtà aveva già svolto gran parte del lavoro al posto nostro. A volte basta spingere un po’ più in là la comunicazione politica per entrare nel territorio della satira.
Molte strategie populiste funzionano infatti in modo sorprendentemente semplice. Un problema complesso viene ridotto a una frase breve. Un conflitto sociale viene concentrato su una singola figura. Una discussione viene trasformata in una questione identitaria. E chi dissente non viene trattato come interlocutore, ma come avversario.

È esattamente a questo punto che nasce il nostro interesse.
Perché per noi l’arte non deve spiegare come funziona il mondo. L’arte può mostrare quanto il mondo sia già diventato assurdo.

Forse è proprio qui che si trova il legame con molte opere precedenti di Fronte Acciaio Cromato. Da anni ci occupiamo di simboli politici, messe in scena mediatiche, rituali sostitutivi religiosi e forme moderne di fede. In passato altre figure occupavano il centro della scena. Questa volta è stato Salvini. Domani sarà qualcun altro.
I meccanismi rimangono sempre costanti.
Le persone vogliono sempre risposte semplici.
Le persone vogliono sempre eroi.
Le persone non vogliono storie troppo complicate.
E le persone vogliono credere, non verificare.
Per questo le figure populiste sono interessanti per gli artisti. Non perché siano straordinarie, ma perché funzionano come lenti d’ingrandimento. Attraverso di loro diventano visibili processi che normalmente restano nascosti.
Per questo IoPonte non è un’opera su un singolo politico.
IoPonte è un’opera su un sistema che produce queste figure, le premia e continua a riprodurle.
E forse questo spiega anche perché l’opera va ben oltre il dibattito concreto sul ponte.

I nomi possono cambiare e i volti possono cambiare.
I partiti possono cambiare.
Il palcoscenico può cambiare.
Il meccanismo rimane lo stesso.
Ed è proprio per questo che lo riteniamo degno di essere esposto.
*Matteo Salvini è un politico italiano, populista e voltagabbana.
*Se desiderate presentare la vostra onorevole richiesta, avete tutto il diritto di acquistare presso di noi un busto fuso del Signor Salvini
*Nessuna testa di Salvini è stata danneggiata durante la realizzazione dell’opera. Mr. Spock è un bravo cane.
Carrara 2026

