“FAC UNCOLLAPSED aka Spinosa ad Astra” è emerso durante la nostra collaborazione con i fisici quantistici Veronika Baumann e Alberto Rolandi dell’Università di Vienna nell’ambito del progetto CreSci al Museo MudaC di Carrara.
CreSci è nato dall’idea che arte e scienza non debbano più essere trattate come discipline separate, ma come due modi diversi di indagare la stessa realtà instabile. Il progetto ha portato artisti e ricercatori in un processo di collaborazione diretta in cui l’illustrazione non è mai stata l’obiettivo. Lo era invece l’irritazione reciproca.
Modelli scientifici, fisica quantistica, percezione, incertezza ed esperienza emotiva non sono stati semplificati in spiegazioni decorative, ma tradotti in spazi reali, immagini, conversazioni, luce, suono ed esperienza fisica. Noi di FAC abbiamo curato il processo artistico. Per noi, CreSci è diventato un laboratorio temporaneo: un luogo in cui l’arte non produce più semplicemente oggetti, ma rende visibili i processi di pensiero, mentre la scienza perde la sua sterile distanza e diventa improvvisamente emotiva, poetica e umana.
Tra nebbia, laser, conferenze, conversazioni e sessioni notturne di riprese all’interno del museo, è emersa una condizione a metà strada tra mostra, esperimento e sogno collettivo. Spock ha ricoperto il ruolo di assistente curatoriale scientifico.





La nostra intenzione iniziale non è mai stata quella di illustrare la scienza. Non volevamo una “arte scientifica” decorativa. Niente formule eleganti appese a pareti bianche. Nessuna traduzione sterile della ricerca in design.
Ci interessava qualcos’altro:
Cosa succede all’essere umano tra possibilità e collasso?
Tra osservazione e identità?
Tra stabilità emotiva e isolamento cosmico? Da queste conversazioni, il nostro esperimento spaziale ha cominciato lentamente a prendere forma.
Un lungo corridoio buio all’interno del museo.
Due sorgenti laser. Rossa e verde. Inoltre: un cannone di luce e fumo.
Tra di essi: strati trasparenti stampati che riportavano frammenti degli articoli scientifici:
- 1.
“Collective Advantages in Finite-Time Thermodynamics”
di Alberto Rolandi, Paolo Abiuso e Martí Perarnau-Llobet
- 2.
“Noncausal Page-Wootters Circuits”
di Veronika Baumann, Marius Krumm, Philippe Allard Guérin e Časlav Brukner
Nebbia. Riflessi. Sovrapposizioni. Errori. Un’installazione che non è mai apparsa esattamente uguale a se stessa due volte.
Scienza luminosa.



I visitatori non si limitavano a passare davanti a un’opera d’arte. Si muovevano attraverso un campo instabile di interferenze. Attraverso una condizione che si ricomponeva continuamente.
Luce = Quantistica = Vita.
A seconda dell’angolazione, apparivano nuove linee, nuove distorsioni e nuovi spazi.
L’osservatore diventava parte del sistema. Era lì che iniziava il vero lavoro. Di giorno, il corridoio sembrava quasi un ambiente tecnico.
Di notte, tutto si trasformava.
Spesso giravamo di notte all’interno del MudaC, tra luce residua, nebbia e raggi laser. L’installazione improvvisamente iniziava a comportarsi come un organismo vivente. I raggi divoravano il fumo, i volti apparivano e scomparivano di nuovo, le ombre si muovevano attraverso le proiezioni come segnali estranei.
Sembrava meno un museo. Più una stazione di ricerca da qualche parte al di fuori del mondo conosciuto.
Il titolo “Spinosa ad Astra” è emerso come una distorsione ironica e poetica.
Un sentiero ricoperto di spine verso le stelle della conoscenza.
“FAC UNCOLLAPSED” si spiega da sé.
Un cactus al neon e un cuore al neon si sono confrontati come due sistemi opposti:
Logica ed emozione.
Contrattempo e desiderio.
Fisica e impazienza umana.
Parallelamente all’installazione, è stata sviluppata la performance-conferenza pseudo-scientifica “Last.man.happy.with.pets.in.space.”, basata su un’altra nostra opera d’arte.



Una riflessione sperimentale sulla stabilità emotiva in condizioni estreme. Sull’isolamento. Sulla domanda del perché a volte un cane, un gatto o un piccolo rituale emotivo possano diventare più importanti di interi sistemi sociali.
La conferenza si è mossa a metà strada tra linguaggio scientifico, performance, riflessione personale e narrazione distopica.
Non come affermazione scientifica. Ma come specchio.



La domanda fondamentale è sempre rimasta la stessa: in che modo un essere umano può impedire il proprio crollo interiore?
Forse non attraverso la grandezza.
Non attraverso il potere.
Non attraverso il controllo totale.
Forse solo attraverso piccole connessioni.
Attraverso la memoria.
Attraverso la vicinanza.
Attraverso un cane e un gatto all’interno dell’ultima astronave.
Per noi, “CreSci – Creativity in Science” è diventato molto più di una classica mostra. È diventato un laboratorio temporaneo tra arte e scienza, tra teoria ed esperienza emotiva.
Grazie a Veronika Baumann e Alberto Rolandi per la loro apertura, le conversazioni e il viaggio condiviso attraverso la fisica quantistica, il caos e l’immaginazione.
Grazie a MudaC Carrara, al team di CreSci, in particolare a Jennifer Taufer, a tutti i partecipanti e a tutti i visitatori disposti a camminare con noi attraverso questo strano campo di luce, nebbia e possibilità.
Viva la Scienza.
Informazioni sul progetto: www.cresci.art
Carrara 2026

