Crucifige, Crucifige

Crucifige, Crucifige! Crucify, Crucify!

Le due installazioni saranno collocate nelle prime due sale della Teke Gallery, nel cuore di Carrara, e affronteranno il tema della crocifissione, molto caro al trio di artisti. La serie di crocifissi (Cruxials) è un progetto nato negli ultimi anni ed è in continuo sviluppo fino alla sua conclusione finale.

“Dal testo di presentazione degli artisti riguardo alla serie: ‘Se è vero che ogni Cristo ha la propria croce, allora FAC è pronta a produrre la croce giusta per ogni tipo di Cristo! Nel nostro bellissimo e disperato mondo basta pochissimo per essere crocifissi e pagare per tutti i propri errori; chiunque può diventare il Cristo perfetto da offrire alle masse di profeti sempre affamate!’

‘Siamo tutti i più belli del mondo; possiamo essere il vostro Cristo personale.’

I Cruxials hanno un’anatomia umanoide deformata e grottesca che accentua i tratti riconoscibili dei vari personaggi raffigurati. L’elemento unico e unificante di queste croci è la completa assenza di sensori visivi. Al posto degli occhi ci sono profonde cavità infossate che non sono più lo specchio dell’anima ma il riflesso dell’abisso. Un abisso rappresentato dai vizi e dalle virtù (principalmente vizi) dei vari soggetti crocifissi.”

Sala 1 “The Bad Trips”

Partendo da queste premesse non è difficile capire perché nella prima sala della galleria tre figure pendano dal muro: non molto conosciute al grande pubblico, ma capaci di riflettere il folklore delle notti e il mondo delle leggende urbane all’interno del tessuto sociale della nostra amata Carrara.

Le tre figure sinistre, con sorrisi beffardi e sguardi vuoti, rappresentano il Gallerista, il Curatore e il Direttore della Teke Gallery. Un trio che, anche al di fuori di questa realtà di confine, rappresenta una sorta di sacra trinità nel mondo dell’arte contemporanea, davanti alla quale ogni artista deve inchinarsi e pregare per assicurarsi la sopravvivenza. Gallerista, Curatore e Direttore, come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Il Gallerista-Padre crea un mondo ma non ha il tempo di seguirlo personalmente, essendo troppo occupato a esplorare i confini della propria vita e l’universo delle possibilità passate, perdute e delle possibili esistenze future. Il Curatore-Figlio prende l’anima del Padre e cerca di darle una forma digeribile per tutti coloro che devono entrare nella sacra “Galleria-Chiesa” per godere e contemplare il sangue e la fede nell’arte attraverso il sacrificio e il sangue degli artisti proposti.

Lo Spirito-Santo-Direttore è un messaggero di cambiamento e di fede, un pilastro saldo su cui tutti proiettano le proprie paure e ansie, il timone stabile di una nave sempre sul punto di affondare e che non può permettersi di vacillare.

È faticoso interpretare la sacra trinità. Si capisce, Dio è morto, come disse Nietzsche, ed è ancora più comprensibile quanto lo sia davvero quando si pensa allo sforzo, al dolore e alla difficoltà di indossare i panni di una trinità sacra per investire tutto ciò che si ha nel sogno di offrire cultura a un popolo che spesso non ha tempo di ascoltare e vede poco.

Dio è morto, lunga vita a Dio. La morte non dovrebbe essere vista semplicemente come un concetto negativo di “fine”. Ogni nuovo inizio nasce dalla fine di un altro inizio e non dovremmo avere paura di vedere Gallerista, Curatore e Direttore sulla croce, con un sorriso triste, quasi felici di restare sospesi. Questa è la loro vita; questa è la loro scelta.

Fanno quello che fanno non soltanto per il denaro (se mai ce ne fosse), ma per offrire un momento, per donare cultura, per dare alle persone un attimo per riflettere: sulla propria vita, su quella degli altri, sulle questioni del mondo, o forse su niente affatto. Ciò che conta è offrire una pausa in questo mondo traboccante di immagini e della conseguente piattezza mediatica. Ciò che conta è dare fede, speranza, un ricordo: forse il nostro mondo non è poi così terribile se esistono ancora persone pronte a farsi crocifiggere con uno sguardo fermo e un sorriso sul volto.

Sala 2 “Bunny 2.42”

La seconda sala, invece, è un omaggio profano e dissacrante alla santa Pasqua. Siamo abituati a considerare questa festa come una delle più importanti nel mondo cristiano, ma la Pasqua stessa ha origini nei riti pagani, più di 2000 anni prima di Cristo, a Babilonia. Questa festa era originariamente una celebrazione della fertilità e dei riti di passaggio dall’inverno alla primavera. Millenni prima di Cristo, le case venivano già decorate con fiori e conigli.

I riti pagani del mondo sono ricchi di celebrazioni della morte e della resurrezione, e conigli e uova simboleggiano fertilità e nuova nascita. Speranza per il futuro.

Per onorare le radici pagane di questa festività, F.A.C. ha deciso di sostituire la figura di Cristo sulla croce con un coniglio urlante, frenetico e selvaggio. Di fronte al coniglio, installato al centro della parete della sala, si trova un anfiteatro con 12 posti per altri 12 conigli, ognuno seduto e dominante sopra 12 colombe pasquali benedette e venerate. Inciso su ciascuna colomba, come su un rotolo, compare il simbolo di uno dei 12 apostoli.

Sala 2 “Bunny 2.42”

Entrando nella sala si ha la sensazione che i conigli stiano osservando la fine del loro maestro, quasi immobili, incapaci di fare qualcosa, come quando si guarda una pubblicità durante un film e non ci si alza dal divano. È comodo restare seduti, aspettando la fine, nascondendosi dietro la convinzione che la religione arriverà e ci salverà tutti.

Il coniglio urlante vuole ricordarci che è giusto osservare e comprendere le storie che ci vengono raccontate, ma dobbiamo agire, urlare e scalciare se vogliamo raggiungere i nostri obiettivi. La speranza per il futuro si trova in tutto ciò che creiamo giorno dopo giorno con le nostre mani e con il nostro impegno, nel ponte verso il domani che costruiamo ogni giorno con le nostre azioni, mattone dopo mattone, sperando che quando non potremo più continuare qualcun altro porterà avanti il nostro lavoro. Finalmente hanno capito “che li hanno pescati con promesse rotte”.

Carrara 2019

Condividi questo articolo

More by F.A.C.