
Per lui era un souvenir, un ricordo del proprio passato. Durante la guerra era stato di stanza in Grecia, e negli anni ’70 vi tornò ancora una volta, questa volta da turista. Per me, tuttavia, questa figura non è mai stata solo un oggetto decorativo. È diventata in seguito un simbolo dell’intreccio tra memoria personale, esperienze di guerra e il peso della storia tedesca, sia per la mia famiglia sia per la nazione intera.
Quando l’ho trasformata in “Dem Deutschen Volke”, il mio intento non era semplicemente riprodurre il guerriero. Volevo mostrare quanto profondamente la Germania continui a confrontarsi con il proprio passato. Il corpo della figura è forte, eroico, quasi monumentale, eppure l’ho volutamente frammentato con interventi piccoli ma decisivi. Indossa occhiali scuri “corazzati”, uno Smiley si apre sul petto e l’intero corpo è dipinto con colori accecanti che richiamano la simbologia nazista. Questi elementi spogliano la figura della sua dignità e smascherano la pomposità come semplice posa. La base in marmo porta l’iscrizione “Dem Deutschen Volke”, come sul Reichstag di Berlino. Ma in questa nuova costellazione la frase non è più solenne; diventa una domanda aperta: cosa significa oggi questo “popolo” e come affronta il proprio passato e il futuro?


Per me, l’opera riflette una contraddizione che sento spesso nella mia vita. Da un lato, c’è la consapevolezza che Germania e popolo ebraico sono legati per sempre da colpa, sofferenza e morte. Ho molti amici in Israele e ho visitato il paese spesso e per lunghi periodi, eppure questa storia non può mai essere messa da parte. Pende come un’ombra su tutto ciò che facciamo. Dall’altro lato, c’è l’atteggiamento che incontro frequentemente in Germania: ci nascondiamo dietro il nostro passato. Diciamo “Mai più”, ma talvolta usiamo questa formula come scusa per non assumere responsabilità nel presente. Evitiamo il coinvolgimento, ci asteniamo dal prendere posizione, non agiamo.
“Mai più” diventa “Mai intervenire”.
La scultura che ho creato esiste proprio in questa tensione. È, da un lato, una caricatura, colorata, assurda, quasi ridicola. Dall’altro, è un memoriale che prende sul serio questa stessa assurdità. Mostra come memoria e responsabilità siano intrecciate e rende visibile come la memoria stessa possa diventare paralizzante.

Non ho creato quest’opera per dare risposte. L’ho creata per mettere a nudo le domande che continuano a tormentarmi:
Cosa significa essere tedeschi? Come vivo con la colpa eterna della mia eredità? L’arte può aiutarmi a rendere visibili queste contraddizioni o si limita a mostrare quanto siano profondamente radicate?
Dal 2015, “Dem Deutschen Volke” fa parte della Collezione NO!art curata da Dietmar Kirves a Berlino. Per me, è importante che quest’opera si trovi lì, in una città che più di ogni altra incarna il confronto con la storia tedesca.
Berlin 2015

