Spock è sempre tra i piedi.
I processi si sovrappongono, i materiali vagano o scompaiono nel nulla, nulla è pulito o definitivo finché non lo dichiariamo ufficialmente finito.
Questo ambiente ha plasmato il mio modo di lavorare: fisico, aperto a ogni tipo di errore e, cosa ancora più importante, determinato a correggerli. Durante il mio diploma all'Accademia di Belle Arti di Carrara, mi sono concentrato sulla modellazione della plastilina e sulle tecniche di stampaggio negativo. Nello studio FAC, tutto questo si è trasformato in vera e propria follia.
La plastilina mi ha insegnato che il materiale ricorda tutto: il tocco, la pressione, l'esitazione. Ogni traccia rimane, almeno fino a quando qualche collega non la rovina prima della fusione e mi fa impazzire completamente. Mi piace lavorare con la plastilina, gli stampi in silicone, il gesso, le resine e i materiali biologici, passando continuamente dalla modellazione alla fusione, costruendo e riaprendo forme, sempre nella speranza di ottenere fusioni perfette e senza errori.
All'interno dello studio FAC, la scultura è intesa come un processo, non come un prodotto. Anche se a volte la vedo in modo leggermente diverso. Tuttavia, non mi interessano gli oggetti perfetti, ma le forme sotto pressione, l'instabilità, la trasformazione e le tracce dell'intervento e del caso.
Le mie opere riflettono questo atteggiamento:
sono testimonianze di mani, tempo e resistenza. Rimangono aperte, incomplete, vive. Per me la scultura non è mai un punto di arrivo. È una condizione di lavoro, plasmata dal materiale, dal luogo e dalla pratica collettiva.
È così che mi muovo nel mondo.
Carrara 2025

