A prima vista, l’elemento centrale (una gigantesca banconota da 100 Euro) può sembrare ordinario. Tuttavia, a uno sguardo più attento, si svela un commento profondo sulla società odierna e sulla sua insaziabile brama di crescita, successo e attenzione, spesso perseguiti con mezzi discutibili.


Il simbolismo della banconota, sorretta e mostrata nello spazio, richiama cartelloni pubblicitari o la presenza mediatica travolgente che ci inonda costantemente di notizie e informazioni. Il fatto che sia fatta di carta (un materiale effimero e facilmente distruttibile) suggerisce la fragilità di queste idee moderne di successo. La carta accartocciata sul pavimento rafforza questa impressione: rappresenta le innumerevoli idee, tentativi o promesse che alla fine non si concretizzano e vengono dimenticate. Questi simboli, uniti alla rappresentazione altamente astratta, sollevano domande critiche sulla sostenibilità del pensiero moderno sulla crescita e sulle promesse dei media. DIPENDENZA.
“HYPE,” “MADNESS,” “OVERFLIGHT,” “STRENGTH,” “GROWTH.” Queste parole sembrano slogan onnipresenti in una società ossessionata dalla crescita, che diventano sempre più rumorosi e presenti, ma spesso vuoti nel loro contenuto. “CRASH” e “ALONE” stanno come controcanti cupi, ricordandoci i lati oscuri dell’eccesso di hype e delle aspettative gonfiate: la solitudine del fallimento e la caduta inevitabile che segue dall’essere saliti troppo in alto.


Arte nello Spazio del Consumo La scelta della sede espositiva (“Hypezig” affronta lo spettatore direttamente in uno spazio che simboleggia la logica capitalista del successo e dell’auto-ottimizzazione costante) non solo ci sfida a riflettere sui temi presentati, ma anche a mettere in discussione criticamente l’ambiente che abitiamo. “Hypezig” è un’installazione provocatoria ma sottile, che cerca di nominare e affrontare problemi attuali della società come l’hype mediatico, l’euforia e l’abuso di sostanze, le ideologie di crescita e la fragilità dell’individuo. Nel complesso, “Hypezig” mostra che dietro l’illusione di crescita e forza, spesso si nasconde la realtà del crash e del fallimento: un hype che crolla nel proprio vuoto.
L’hype è una droga. Inonda le vene, accelera il battito, alimenta l’illusione di qualcosa di più grande, migliore, inarrestabile. E in questo momento, Lipsia è l’ultima moda. Soprannominata Hypezig, la città viene venerata come la prossima utopia urbana: affitti bassi, scena artistica fiorente, hipster che invadono le strade, un paradiso per i creativi e i cool. I media la dipingono come un fenomeno da culto: Trasferisciti a Lipsia! È la nuova Berlino!
Suona familiare? Dovrebbe. Perché abbiamo già visto questo copione.


Berlino era una volta la bambina d’oro, inebriata dalla propria leggenda. E cosa è successo? L’euforia non è durata. Gli affitti sono schizzati alle stelle, artisti e residenti a basso reddito sono stati spinti fuori, e l’energia grezza della città è stata inghiottita da affari immobiliari e gentrificazione. Ora tocca a Lipsia. I prezzi salgono lentamente, gli spazi aperti scompaiono, e chi ha costruito la scena è il primo a essere messo da parte.
Come qualsiasi droga, il picco è piacevole, finché non passa. Il momento è euforico, inebriante, seducente. Ma il crash arriverà. Il postumi colpisce sempre. E quando l’hype svanisce, tutto ciò che resta è la fredda realtà: un’altra città sfruttata, spremuta fino all’ultimo respiro.
Cocaina & Crack e hype vanno di pari passo, inalati con banconote grosse, alimentando picchi veloci e crash inevitabili. Lipsia, preparati. Il calo è già iniziato.
Leipzig 2013

