Questa scultura, una fusione tra la croce e un fucile, è una dichiarazione sulla connessione tra fede e violenza, speranza e distruzione, e sulla negazione della rinascita. La nostra opera è realizzata in una monocromia di bianco freddo e in resina dura, mettendo lo spettatore di fronte a un’immediatezza quasi sterile.


A prima vista si vede una croce, simbolo della fede cristiana (e anche dell’esercito tedesco), che tradizionalmente dovrebbe rappresentare pace, perdono e salvezza. Ma osservando più attentamente diventa evidente la sovversione di questo simbolo. Sulla croce giace un’arma moderna, che unisce in un’unica immagine il desiderio umano di pace e la violenza che esso continua a generare.
Il fucile non è semplicemente appoggiato sulla croce; è legato strettamente ad essa (di solito con la rispettiva bandiera nazionale), in un modo che ricorda un sacrificio, un voto o una promessa che non può più essere annullata. Il legame è ruvido e intenso, come se il fucile fosse stato fissato con violenza alla croce, quasi come un’icona religiosa della guerra.


L’avvolgimento che lega il fucile alla croce può essere visto come un riferimento all’inevitabilità della tendenza dell’umanità verso l’autodistruzione. Il fucile e la croce sono inseparabilmente connessi, come se facessero parte di un nuovo credo, una “nuova religione” in cui il dio della guerra viene venerato, fino alla “fine di tutte le cose”.
La scultura presenta quindi un commento scomodo sulla situazione politica globale. Mostra come i simboli di pace e fede siano spesso intrecciati con la violenza che pretendono di superare. La croce, segno di speranza, diventa essa stessa un’arma attraverso il fucile e suggerisce l’ipocrisia e l’abuso radicati nei nostri attuali sistemi di credenze e valori.


Religione e ideologia vengono trasformate in armi, giustificando guerra e distruzione. La nostra scultura è uno specchio per un mondo che ha perso la propria pace, che si guarda nel riflesso della violenza e lì si riconosce. Ci siamo adattati alla trinità del terrore.
La guerra e la distruzione indicano la militarizzazione della nostra società e la lenta infiltrazione di violenza, freddezza ed egoismo in tutti gli ambiti della vita. La guerra tiene ancora una volta l’Europa nella sua morsa e, legata alla croce, simboleggia il potere sacro che attribuiamo alla violenza.


Il legame è stretto, irrevocabile, una metafora della fatale alleanza tra ideologia, propaganda e distruzione, visibile nella politica globale di oggi. Questa scultura non mette in discussione soltanto il significato simbolico della religione e della guerra, ma anche i voti più profondi e non detti che società e nazioni stringono nel loro rapporto con il potere e la violenza.
Con “La mia nuova religione fino alla fine di tutte le cose” invitiamo lo spettatore a riflettere sulle conseguenze di questa alleanza empia. Cosa accade quando simboli che un tempo rappresentavano compassione, comunità e guarigione vengono messi al servizio della violenza? Come cambia il nostro sistema di credenze quando arriva a venerare la distruzione? La nostra opera si pone come memoriale per un mondo in equilibrio tra fede e ragione, un mondo chiamato a mettere in discussione il proprio cammino di distruzione prima di raggiungere davvero la fine di tutte le cose.
Dio contro di noi!
Carrara 2022

