È nata da un profondo confronto con i conflitti e le dinamiche che definiscono la giustizia nella società umana. L’opera si propone come un invito per lo spettatore a riflettere sul potere, sulla moralità, sulla responsabilità e sull’inevitabile transitorietà della vita.
La prima figura, armata di un fucile con una penna come punta, incarna l’ambivalenza tra creatività e distruzione. Nella variante con la pipa, questa sostituisce il fucile, spostando l’attenzione dal conflitto diretto e dalla violenza verso la contemplazione e il dialogo. La pipa, spesso associata alla riflessione, all’introspezione o anche alla tradizione artigianale, suggerisce un approccio più meditativo o pacifico alla giustizia. La figura mantiene una postura sicura e decisa, con una mano sul fianco e l’altra che solleva la pipa. La sua posizione e la sua espressione trasmettono forza e determinazione, ma senza il taglio apertamente combattivo della versione con il fucile.
Essa rappresenta l’arte come arma, un mezzo capace sia di guarire sia di confrontarsi con il conflitto. La penna simboleggia la creazione e l’espressione, mentre il fucile riflette la potenziale violenza e il conflitto, spesso alla base dei cambiamenti sociali. Questa figura non è una semplice eroina ma un simbolo di resistenza creativa in un mondo pieno di ingiustizie. Qui abbiamo voluto sottolineare l’importanza dell’arte come strumento di illuminazione: l’arte non è soltanto bella o decorativa, ma possiede il potere di rivelare verità profonde e di mettere in discussione le società. Tuttavia questo potere comporta dei rischi, perché può sia distruggere sia costruire.
La figura centrale del rilievo occupa il punto focale, sia fisicamente sia simbolicamente. In una mano tiene una bilancia, simbolo tradizionale di equilibrio e giudizio, e nell’altra un pugnale, che rappresenta le conseguenze dure e spesso dolorose delle decisioni. Questa figura è potente ma non perfetta; riflette le difficoltà che l’umanità incontra nel tentativo di definire e applicare la giustizia. Attraverso questa figura abbiamo cercato di esprimere la dualità della giustizia. Non è perfetta né onnisciente, eppure resta l’ancora su cui la società si fonda. La sua postura forte ed eroica è pensata per suscitare domande sull’importanza della responsabilità e del giudizio: chi decide cosa è giusto? E quanto spesso la giustizia richiede sacrifici?















La figura sulla destra è una rappresentazione potente e inquietante della morte. Con un volto simile a un teschio, come nelle nostre Cruxials, con capelli fluenti che si trasformano in un fiume di teschi e una clessidra in mano, simboleggia l’inevitabile uguaglianza che la morte porta con sé. Mentre le altre figure appaiono attive, questa invita alla quiete e all’introspezione. Ci ricorda che il tempo è il giudice ultimo e che la morte rappresenta la forma definitiva di giustizia, quella che cancella tutte le differenze e gerarchie. Questa figura invita anche a riflettere sulla vita e sulla finitezza delle nostre azioni. In un mondo in cui il tempo è limitato, la responsabilità di agire con giustizia diventa ancora più urgente. I teschi sotto la figura simboleggiano le conseguenze dell’ingiustizia, offrendo un commento visivo intenso sulla violenza e sulle vittime della disuguaglianza e dell’abuso di potere.
La disposizione delle tre figure, ciascuna creata da uno di noi tre scultori, è stata scelta deliberatamente per generare una dinamica narrativa. Ogni figura rappresenta un aspetto della giustizia (intervento, giudizio e transitorietà) e insieme formano una storia complessa e multidimensionale. Il rilievo non intende offrire risposte facili, ma incoraggiare lo spettatore a porsi domande. L’uso di forme scultoree forti e di dettagli simbolici sottolinea la nostra intenzione di stimolare la risposta emotiva e intellettuale dello spettatore. Le figure interagiscono tra loro e con lo spazio che occupano, creando una connessione più profonda tra l’opera e chi la osserva. Invitano alla riflessione non solo sui temi rappresentati ma anche sulla propria responsabilità nei confronti della giustizia.
“Three Justice” non è un’opera d’arte confortevole; è una provocazione, una sfida, un discorso aperto. Ci costringe ad affrontare le domande scomode della giustizia: come viene definita la giustizia? Chi ha il diritto di applicarla? E quali sono le conseguenze quando viene ignorata? Il nostro obiettivo era creare un’opera che non fosse solo esteticamente forte, ma anche intellettualmente ed emotivamente impegnativa. Per noi l’arte non è soltanto un mezzo di espressione personale ma un dialogo con la società, un modo per esprimere l’inesprimibile e ispirare azione. Speriamo che “Three Justice” incoraggi gli spettatori a riflettere sul ruolo del potere, della responsabilità e della transitorietà nelle loro vite e sull’importanza della giustizia in un mondo imperfetto.
Una replica di quest’opera realizzata in ceramica è esposta sopra l’ingresso del nostro studio a Carrara.
Carrara 2022

