Venezia è una città che galleggia da secoli, sospesa tra acqua e cielo, tra rovina, muffa e bellezza. Proprio lì, in quel tremolante tra, si trova la mia installazione Volo del Angelo.
L’opera è stata realizzata nel 2012 per la mostra Dreaming of Lucidity, curata dalla mia cara amica Charlotte Stein, fondatrice della Galerie Infantellina Contemporary a Berlino. Charlotte è una di quelle rare curatrici che non si limita a organizzare, ma incarna davvero il senso dell’arte. Si muove tra Berlino e Venezia come un medium tra due stati della materia, perspicace, di buon umore, selvaggia e intransigente.
Presentata nel venerabile Palazzo Zenobio, l’opera esplora esattamente questo fragile regno tra consapevolezza e sogno, tra ragione e lati oscuri della fede, tra speranza vana e tardiva realizzazione.
Il mio angelo, una creatura inclinata scolpita interamente in marmo Statuario di Carrara, è un’ulteriore manifestazione delle mie figure Pinokel e allo stesso tempo un omaggio al famoso rituale veneziano del Volo dell’Angelo, quando ogni anno un angelo scivola su Piazza San Marco per aprire la stagione del carnevale.
Sospeso su una colonna di marmo rotante, collegato da un sistema semi-filigranato di catene, l’angelo pende in un fragile equilibrio. Da un lato: due forme di marmo a forma di uovo, simboli di rinascita, incise con le parole CREDENZA e SPERANZA.

Dall’altro: l’angelo stesso, che porta, in un piccolo atto di devozione auto-inflitta, un contrappeso sadomasochistico che pende dolorosamente dai suoi seni, inciso con le parole ARTE E SCIENZA.

Questa distribuzione simbolica del peso non è casuale. Esprime la tensione che mi accompagna da anni, il fragile equilibrio tra scienza e arte, tra conoscenza razionale e bisogno umano di significato. Il mio angelo non galleggia in libertà; è intrappolato in un sistema di contrappesi, un equilibrio che esiste solo perché è costantemente minacciato.
Purtroppo, fede e speranza sono sempre più pesanti di arte e scienza, e quindi trascinano quest’ultime verso il basso.



Il suo corpo è sensuale, non infantile, ferito e grottescamente santificato. Il sorriso congelato, gli occhi vuoti, le ali pesanti, i capelli dorati e perfetti. Un essere che desidera volare, ma è trattenuto dalla gravità della paura.
Non si tratta solo di religione, ma della tensione tra fiducia, conoscenza e azione.
Anche il tipo sbagliato di azione. Quella vecchia domanda: se un mondo senza illusione o distrazione potrebbe mai essere sopportato. (Per me personalmente, no.)
Sopra l’installazione pende il primissimo prototipo della nostra serie F.A.C. Cruxials, un piccolo lavoro del mio periodo a Gerusalemme: il mio piccolo Gesù Cristo, di buon umore, ma comunque un sacrilegio. Quella connessione aveva importanza per me: sopra, il simbolo iconico della redenzione; sotto, il suo angelo di marmo, che lotta invano per mantenere il proprio equilibrio intellettuale.

Lo spazio stesso, una sala buia con pannelli in legno all’interno di Palazzo Zenobio, amplificava tutto. Dove di solito regnava il silenzio, durante la mostra si poteva sentire solo il lieve tintinnio delle catene.

Ricordo quei tre giorni a Venezia: montare l’installazione nella fredda luce invernale, le lunghe conversazioni con Charlotte sull’arte, sulla responsabilità e sul perché Venezia stia lentamente sprofondando nel mare e l’incubo assoluto di trasportare sculture di marmo fragili su quei tremolanti taxi d’acqua tra le onde della laguna. E la pioggia. Ma Charlotte era calma come sempre, concentrata su ciò che contava.
“L’arte,” mi disse una volta, “non è un altare, è una proposta di equilibrio tra bellezza e il prossimo crollo.”
Ed è esattamente quello che Volo del Angelo era: non un volo, ma una condizione.
Uno stato di sospensione, di resistenza, senza mentire a se stessi.
Dopo quella mostra mi resi conto di quanto profondamente Venezia avesse inscritto il suo corpo nell’opera, questa città che rifiuta di affondare, anche mentre già sprofonda.



Volo del Angelo è diventato una metafora di ciò che ancora mi muove: il mio eterno atto di equilibrio tra fede e dubbio, tra speranza, scienza e arte.
Venezia 2012

