Le catene utilizzate nella scultura sono grezze e industriali, portatrici di una storia fatta di lavoro e fatica. Modellandole nella forma di un martello, ho voluto reinterpretarne la forza e l’energia. Invece di rappresentare costrizione, il martello diventa simbolo di liberazione. Il colore rosa acceso amplifica questo messaggio: si pone in netto contrasto con ciò che ci si aspetterebbe da un materiale così pesante e industriale, conferendo al martello una sensazione di leggerezza e positività.


Per me questo martello rappresenta la possibilità di rompere vecchie strutture e aprire nuovi percorsi. Simboleggia una forza che non è solo fisica, ma anche interiore, necessaria per liberarsi dalle proprie catene. “Unchained” non è quindi solo un omaggio allo strumento, ma anche un invito a prendere in mano la propria vita e le sue sfide per creare nuove libertà. Il martello di Unchained è un messaggio di Fronteacciaiocromato: possiamo prendere ciò che sembra appesantirci — storia, industrializzazione, aspettative sociali — e trasformarlo. Possiamo liberarci non rifiutando il passato, ma forgiando un nuovo futuro a partire dalla sua materia grezza. Questa trasformazione è al centro del mio lavoro e della missione del collettivo: trovare libertà attraverso la rielaborazione di ciò che appare rigido, e celebrare la forza della resilienza e della reinvenzione.
Con Unchained voglio trasmettere che ognuno di noi possiede gli strumenti — a volte inaspettati — per liberarsi. Come gli artisti di Fronteacciaiocromato, possiamo lavorare con i limiti che ci vengono dati e trasformarli in simboli di possibilità.




Voci:

All’inizio della primavera, artisti si sono riuniti a Zangtal per esaminare i materiali: parti metalliche provenienti dall’attività mineraria, oggi trasformate in sculture. “Ciò che rende speciale questo simposio è che bisogna guadagnarsi i materiali, utilizzando oggetti usati che portano con sé le proprie storie,” sottolinea Stefanie Krome, del gruppo artistico Fronteacciaiocromato. Vivendo a Carrara, in Italia, lavora solitamente con la pietra.
“Ogni scultura ha un legame con l’attività mineraria,” afferma Elisabeth Ledersberger-Lehoczky, direttrice artistica del progetto, responsabile anche della selezione del gruppo di artisti. “Devono essere competenti, veri professionisti, e avere esperienza con il materiale,” elenca tra i criteri fondamentali. Anche la capacità di lavorare entro limiti di tempo era un fattore importante. Il terzo punto, decisivo, era la disponibilità a confrontarsi con il contesto locale, con le persone e tra di loro. “Qui ha funzionato molto bene. È raro vedere artisti apprezzare il lavoro degli altri in questo modo,” aggiunge.


La direttrice artistica sottolinea inoltre le condizioni eccellenti: “La comunità ha fornito tutte le risorse necessarie e abbiamo trovato una sede ideale nel cantiere comunale di Voitsberg. Avevamo tutto ciò di cui avevamo bisogno e il personale non ci ha visti come ‘intrusi’, ma ci ha sostenuti.”
Voitsberg 2016

