La storia è ambientata in un futuro distopico, nell'anno 3030. In questo mondo, la Terra non è più plasmata dal suo passato, ma è sovrastata da una civiltà tecnologicamente avanzata che ha letteralmente costruito sulle tracce delle società precedenti. La nostra narrazione inizia a Carrara, dove gli studenti della Nuova Accademia delle Scienze scoprono tre busti in marmo durante uno scavo archeologico in un'ex città mineraria. Questi busti recano il nome “SALVINI” e sono datati 2029, un momento cruciale per il passato immaginario dell'opera.

La messa in scena e i dettagli di questa scoperta evocano eventi storici reali, come la rimozione dei simboli dei regimi caduti, invitando a riflettere sulla natura ciclica della storia e sul rapporto tra identità collettiva e memoria politica. Al centro della narrazione c'è la controversa figura di Salvini, ipotetico leader della “SuperLega”. Il suo culto della personalità, la sua caduta e la sua successiva cancellazione dalla storia costituiscono una critica acuta alle correnti populiste e autoritarie che plasmano il nostro presente.
Abbiamo cercato di giocare con l'idea che una scoperta apparentemente banale, tre piccoli busti, potesse servire come chiave per decifrare la complessità della storia. Questi busti non sono semplici reliquie, ma simboleggiano il tentativo di preservare un'ideologia e una figura che, nella linea temporale immaginaria di SCAVI3030, sono state relegate nell'oblio dal crollo politico dell'Italia nel 2029. Abbiamo cercato di tracciare un parallelo tra questo contesto immaginario e processi storici reali, come la rimozione dei simboli dei regimi falliti, affrontando al contempo le sfide attuali poste dai movimenti populisti e autoritari.

L'installazione finale, intitolata “È necessario prevenire il male”, è il nostro tentativo di sintetizzare il significato dell'opera in modo ironico ma profondo. I busti, esposti in vari stadi di degrado, dalla sepoltura alla presentazione museale, simboleggiano l'ambivalenza del potere: esso può essere glorificato, ma anche rapidamente eroso. Attraverso questa messa in scena volutamente provocatoria, abbiamo cercato di incoraggiare il pubblico a interrogarsi sul significato e sull'influenza dei simboli nella storia, senza perdere il senso dell'umorismo che consideriamo essenziale per rendere più accessibili argomenti seri.
La scelta del marmo e della ceramica non è stata casuale. Questi materiali, tradizionalmente associati alla permanenza e all'arte classica, servono qui a contrastare la transitorietà e la fragilità delle ideologie. La rappresentazione dei busti è volutamente imperfetta, mostrando segni visibili di usura e frammentazione, per visualizzare i processi di decadimento e ricordo.
Con SCAVI3030, la nostra intenzione non è quella di predicare, ma di ispirare. L'idea di confrontare il pubblico con un futuro archeologico che tratta il nostro presente come un passato lontano, quasi mitico, crea uno spazio di riflessione. Cosa rimarrà di noi quando tutto ciò che oggi consideriamo significativo scomparirà nella polvere della storia? Quale responsabilità abbiamo come società nel preservare le lezioni del passato, esaminandole al contempo in modo critico?


Consideriamo SCAVI3030 come un invito: un invito a ripensare le strutture di potere, i processi storici e il ruolo dell'arte nella conservazione e nell'interpretazione della storia. Per noi è una dichiarazione rivolta non solo agli appassionati d'arte, ma a chiunque sia disposto a confrontarsi con le dinamiche della storia e del presente.
Ci auguriamo che SCAVI3030 non solo stimoli la riflessione, ma sia anche fonte di ispirazione. È il nostro contributo a un mondo in cui la vigilanza e il pensiero critico non solo sono richiesti, ma anche celebrati.
Carrara 2024

