La nostra scultura sospesa, realizzata in metallo lucido e traforato, ricorda un satellite sospeso tra cielo e terra. Con le sue forme geometriche nette e l’estetica industriale, l’opera crea una potente tensione tra precisione tecnica e simbolismo spirituale.


L’uso della luce e dell’ombra proietta sagome nette sulle pareti, estendendo la presenza fisica del pezzo oltre la stanza. Allo stesso tempo, l’opera riflette o proietta una luce fredda e mistica sul pavimento, apparentemente collegando l’installazione a una forza invisibile. Questo riflesso luminoso rafforza l’idea centrale dell’opera: il “satellite” funge da medium che riceve la “Voce di Dio” e la trasmette nello spazio.
La scelta del materiale (rottami metallici provenienti dalla produzione Airbus) e la superficie lucida e fredda enfatizzano l’aspetto tecnologicamente futuristico del satellite, mentre la fragilità delle superfici traforate conferisce all’opera una certa vulnerabilità. È questa dualità tra presenza monumentale e delicatezza fragile che rende il pezzo particolarmente affascinante.


Concettualmente, l’installazione si confronta con l’idea che l’uomo sia costantemente alla ricerca di verità superiori e metafisiche, spesso mediate da strumenti tecnologici. Il “satellite” simboleggia il tentativo moderno di connettersi con l’universo o con forze divine tramite la tecnologia. Tuttavia, l’installazione lascia aperta la domanda se questa connessione sia realmente raggiunta, lasciando lo spettatore con un senso di stupore e riflessione.
Nel complesso, “Voce di Dio: Satellite” è un’opera che mira a catturare l’attenzione attraverso il rigore formale, la profondità simbolica e l’uso della luce e dello spazio. Solleva questioni sul desiderio umano di risposte dall’universo e sulla nostra dipendenza dalla tecnologia, senza offrire soluzioni facili. Un’opera potente che lascia un’impressione duratura.
Pietrasanta 2013

